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Rivalsa INPS 4%: cos’è, chi può chiederla e come si calcola

Come applicare la rivalsa Inps dai liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata
Rivalsa INPS a 4%: cos'è, chi può richiederla e come si calcola
Tempo di lettura: 3 minuti

Indice dei contenuti

Che cos’è la rivalsa INPS

La contribuzione non funziona allo stesso modo per tutti i titolari di partita IVA: infatti solo alcuni possono richiedere la rivalsa INPS. 

Che cos’è la rivalsa INPS? Ai sensi dell’articolo 1, comma 212, della Legge n 622/1996, la rivalsa INPS è una maggiorazione – fino al 4% – che si applica sui compensi lordi fatturati dai liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata. Tale percentuale può essere addebitata in fattura ai committenti in qualità di contributo previdenziale. 

L’applicazione della rivalsa INPS in fattura è facoltativa, tuttavia per evitare spiacevoli inconvenienti tra freelance e committente è consigliabile stabilire, sin da subito, e specificarlo all’interno del contratto, se il compenso pattuito debba essere inteso al lordo o al netto della rivalsa INPS fino al 4%.

Va inoltre ricordato che la rivalsa INPS contribuisce al reddito. La legge in materia, infatti, specifica che esiste una sostanziale differenza tra i contributi previdenziali -deducibili anche da chi adotta il regime forfettario – e la rivalsa INPS, che costituisce una maggiorazione fino al 4% del compenso e contribuisce, quindi, alla determinazione del reddito.

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Rivalsa contributi INPS: chi la applica in fattura e come si calcolano i contributi previdenziali

Partiamo da un assunto: tutti i liberi professionisti devono versare i contributi previdenziali, ossia quelli che danno diritto alla pensione, alla loro cassa professionale di appartenenza. 

Alcune categorie, come artigiani e commercianti, sono tenute al versamento di contributi “fissi” o “minimali”, il cui importo non proporzionato al fatturato, ma viene stabilito ogni anno direttamente dall’INPS. Altri contribuenti, invece, come i liberi professionisti iscritti a specifici Ordini, Albi e/o Casse previdenziali (ad esempio: medici, architetti, avvocati, eccetera) sono tenuti a versare le aliquote contributive indicate dall’ente di riferimento.

Esistono inoltre liberi professionisti che non hanno un Ente o una Cassa a cui versare i contributi previdenziali, come coloro che esercitano attività innovative. Rientrano in questa casistica i copywriter, i web designer, i project manager, ma anche i personal trainer, i fisioterapisti e gli amministratori di condominio che confluiscono nella Gestione Separata INPS.

Per queste tipologie di professionisti, il grande vantaggio è rappresentato dalla possibilità di effettuare il versamento dei contributi previdenziali con riferimento solo al reddito prodotto nel corso dell’anno, tenendo presente l’aliquota contributiva stabilita, di anno in anno, dall’INPS. Per il 2022 è pari al 26,23%, applicata sul reddito imponibile che si calcola in modo differente a seconda del regime fiscale adottato.

Ad esempio, nel regime dei minimi e nei regimi semplificato e ordinario, si calcola tramite la deduzione, voce per voce, delle spese sostenute dal professionista, mentre per chi aderisce a un sistema agevolato, come quello forfettario, il calcolo del reddito imponibile viene effettuato sottraendo dal fatturato complessivo, una quota stabilita dal Codice ATECO associato alla partita IVA (in genere il 22%).

Facciamo un esempio pratico per comprendere meglio il meccanismo: per un copywriter iscritto alla Gestione Separata ed assoggettato al regime forfettario, che ha fatturato in un anno 15.000 euro, i contributi previdenziali saranno calcolati su un reddito imponibile di 11.700 euro (e cioè sul 78% -il cosiddetto coefficiente di redditività- mentre 3.300 euro sono le spese dedotte). Su questa cifra si dovrà applicare l’aliquota contributiva pari al 26,23%, ossia 3.068,91 euro, cioè l’importo finale da versare all’INPS.

Come calcolare rivalsa INPS e chi la paga

Una volta chiarito come si calcolano i contributi previdenziali, l’applicazione della rivalsa INPS del 4% è piuttosto semplice. La quota si aggiunge al compenso pattuito e copre il 4% di tutti i contributi previdenziali (26,23%) che il freelance deve versare per ogni prestazione resa nel corso dell’anno.

Riprendiamo l’esempio del copywriter per capire come funziona la rivalsa INPS regime forfettario e poniamo il caso che il professionista emetta una fattura per una prestazione da 1.000 euro. Il professionista dovrà aggiungere a questa cifra altri 40,00 euro, vale a dire il 4% di 1.000 euro, che saranno addebitati al cliente. L’importo complessivo incassato dal freelance sarà quindi di 1.040 euro, cui vanno aggiunti 2,00 euro per la marca da bollo (obbligatoria sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro).

Nella fattura andranno indicati:

  • Dati del professionista;
  • Dati del committente;
  • Importo della prestazione;
  • Rivalsa INPS del 4%;
  • Marca da bollo;
  • Totale della fattura.

Il committente dovrà corrispondere al professionista l’intero importo, ovvero 1.042 euro, mentre a quest’ultimo spetta l’onere di versare i contributi previdenziali.

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Come inserire la rivalsa INPS nella fattura elettronica e cartacea

Che si usi la fattura elettronica o la fattura cartacea, il procedimento per inserire la rivalsa INPS è davvero facile. Nel primo caso, è sufficiente entrare nella sezione Profilo Fiscale e aggiungere la maggiorazione, mentre per la versione cartacea basta compilare il documento in modo corretto, considerando la tipologia di regime a cui il professionista aderisce, e indicare la percentuale del 4%.

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