Quando si applica il reverse charge e come funziona

Quando si applica il reverse charge e come funziona

Che cos’è il reverse charge?

Il reverse charge -cosiddetta inversione contabile- è un particolare metodo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto in cui il pagamento dell’IVA viene spostato da chi emette la fattura a chi la riceve. In altre parole, il destinatario della cessione del bene o della prestazione di servizio assolve l’imposta in luogo del cedente o prestatore. 

Il meccanismo d’inversione contabile, disciplinato dal DPR n. 633/1972, è stato introdotto in Italia con l’obiettivo di ridurre il rischio di evasione fiscale dell’IVA. 

Come? I soggetti passivi, per cui esiste un maggior rischio di evasione, non ricevono il pagamento dell’IVA perché l’imposta sul valore aggiunto viene pagata da chi riceve la fattura. L’inversione contabile è quindi una deviazione alla normale contribuzione dell’IVA e prevede che sia il committente del servizio a pagare direttamente l’IVA in luogo del fornitore.

In termini pratici, ecco cosa succede:

  • Il venditore/prestatore emette fattura senza addebitare l’imposta sul valore aggiunto, a differenza di quello che normalmente dovrebbe fare;
  • L’acquirente, integra la fattura ricevuta con l’aliquota di riferimento e, allo stesso tempo, procede con la duplice annotazione dell’operazione fatturata nel registro acquisti (fatture di acquisto) e nel registro vendite (fatture emesse). 

Quando si applica il reverse charge?

Le operazioni che prevedono l’uso del meccanismo d’inversione contabile si suddividono in due diversi ambiti di applicazione:

  • Reverse charge interno: l’applicazione dell’inversione contabile riguarda operazioni effettuate da soggetti passivi IVA residenti in Italia. La fattura deve essere registrata entro il mese in cui è stata ricevuta o diversamente, entro 15 giorni dal ricevimento, con riferimento al relativo mese;
  • Reverse charge estero: l’applicazione dell’inversione contabile riguarda le operazioni con controparti UE o extra-UE. In questo caso, il meccanismo di inversione contabile si può applicare attraverso l’integrazione della fattura o tramite l’autofattura. L’integrazione della fattura deve essere effettuata entro il giorno 15 del mese successivo alla ricezione del documento. L’autofattura, invece, deve essere emessa entro il giorno 15 del terzo mese successivo all’effettuazione dell’operazione.

Come funziona il pagamento IVA e che cosa cambia con il reverse charge?

Per meglio comprendere il meccanismo dell’inversione contabile, vediamo come funziona il classico pagamento dell’IVA attraverso un esempio pratico:

Poniamo il caso che un odontotecnico acquisti del materiale del valore di 1000 euro da un fornitore che opera sul territorio italiano. Quest’ultimo nella fattura dovrà aggiungere il 22% di IVA, quindi al costo del materiale dovrà sommare 220 euro. I dati riportati nel documento saranno seguenti dati: 

  • 1000 euro + 220 euro per un totale di 1.220 euro che l’odontotecnico dovrà pagare al suo fornitore. 

Ricevuto il pagamento, il fornitore dovrà versare all’Agenzia delle entrate i 220 euro, ovvero l’IVA applicata sull’operazione di vendita.

Quando si parla di reverse charge, come abbiamo già detto, il venditore o prestatore di servizi emette la fattura senza aggiungere l’IVA, lasciando quindi al destinatario della fattura l’obbligo di integrarla e versarla all’Agenzia delle entrate.

Anche in questo caso, facciamo un esempio per rendere più facile l’approccio al calcolo dell’inversione contabile:

Il già citato odontotecnico acquista del materiale del valore di 1000 euro da un fornitore estero. Quest’ultimo nella fattura reverse charge dovrà inserire la dicitura “operazione soggetta al reverse charge ex art. 17 DPR 633/1972”. L’odontotecnico, una volta ricevuto il documento, dovrà integrare la fattura aggiungendo l’IVA del 22%. I dati contenuti nella fattura saranno quindi i seguenti:

  • 1000 euro + 220 euro per un totale di 1.220 euro. L’odontotecnico dovrà occuparsi direttamente del versamento dell’IVA di 220 euro.

In alternativa all’integrazione della fattura del fornitore, l’acquirente può emettere la cosiddetta “autofattura”, ovvero il un documento fiscale, che certifica la spesa di un bene o servizio.

Sia il documento ricevuto dal fornitore, debitamente integrato, che l’autofattura devono essere annotati dal committente sul registro delle fatture emesse, o in quello dei corrispettivi, e annotata nel registro degli acquisti ai fini della detrazione.

Quindi, ricapitolando, con il reverse charge gli obblighi IVA ricadono sul destinatario della cessione o della prestazione, se quest’ultimo è un soggetto passivo nel territorio dello Stato. Per applicare l’inversione contabile è infatti necessario che entrambe le parti siano soggetti passivi IVA di imposta e che il destinatario del bene risieda nel territorio dello Stato.

Reverse charge edilizia: quando si applica l’inversione contabile?

Quello edile è uno dei settori interessato dal meccanismo dell’inversione contabile. 

L’applicazione del reverse charge edilizia è prevista nei seguenti casi:

  • Subappalti edili;
  • Servizi immobiliari in cui sono inclusi pulizia, demolizione, manutenzione e ristrutturazione degli edifici.

Altri casi di applicazione del reverse charge

In base a quanto stabilito dall’articolo 17, D.P.R. n. 633/1972, il reverse charge è applicabile anche alle seguenti operazioni:

  • Cessioni di oro da investimento e di oro industriale;
  • Cessioni di fabbricati per le quali il cedente ha optato per l’applicazione dell’IVA;
  • Cessioni di telefoni cellulari;
  • Cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop, nonché di dispositivi a circuito integrato;
  • Cessioni di dispositivi a circuito integrato effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale;
  • Cessioni di certificati energetici;
  • Cessioni di gas ed energia elettrica a soggetti passivi-rivenditori;
  • Cessioni di rottami e cascami, nonché cessioni dei semilavorati di alcuni metalli, ivi comprese le ceneri di alluminio;
  • Cessioni di pallet recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo.

In caso di mancata applicazione del reverse charge, le sanzioni sono quelle previste dall’articolo 6, comma 9-bis D.Lgs. n. 471/97.

L’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nei processi di Digital Customer Onboarding

L'applicazione dell'Intelligenza artificiale nei processi di Digital Customer Onboarding

Digital Customer Onboarding: che cos’è e perché è importante per le aziende?

Uno degli aspetti più importanti per un’azienda, indipendentemente dal settore, è l’acquisizione e gestione dei clienti che rappresenta una parte fondamentale della strategia di crescita. Uno dei modi più veloci e innovativi per implementare questo processo è attraverso il Digital Customer Onboarding sostenuto dall’impiego dell’Intelligenza Artificiale (IA).

Che cos’è il Digital Customer Onboarding? Partiamo da qui: il termine inglese Onboarding significa letteralmente “salire a bordo” e si riferisce al processo di acquisizione di nuovi clienti da parte di un’azienda. Il Digital Customer Onboarding non è altro che il processo di Onboarding digitale che si svolge essenzialmente online e permette a un’azienda di raggiungere, acquisire e gestire una vasta gamma di clienti in tutto il mondo, offrendo informazioni e servizi pertinenti in modo più veloce ed efficiente rispetto ai metodi tradizionali. 

Le fasi principali del Digital Customer Onboarding comprendono l’acquisizione dei dati anagrafici, e quindi l’identificazione del cliente e la verifica dei documenti di identità, l’accettazione della data privacy e delle condizioni generali, secondo i principi del GDPR, e l’uso della firma elettronica per confermare il contratto. 

Se è vero che le aziende si stanno muovendo da tempo verso un futuro sempre più digitale, è altrettanto vero che la pandemia ha innescato una vera e propria di questo processo, spingendo numerose imprese ad orientare le loro strategie verso un’interazione più diretta e interattiva con i loro clienti.

Considerando che il sistema di Onboarding è la prima esperienza che un cliente ha un’azienda, è importante assicurarsi che il sistema sia efficiente e non presenti interruzioni o problemi tecnici, in modo da non creare una situazione spiacevole e frustrante per il cliente. Per raggiungere questo obiettivo, l’Intelligenza Artificiale può giocare un ruolo fondamentale perché automatizza tutte le fasi del processo, rendendo più efficiente e veloce l’interazione tra azienda e cliente. 

L’Intelligenza Artificiale può fornire notevoli vantaggi alla Customer experience (CX), offrendo una maggiore personalizzazione della comunicazione, semplificando gli scambi di informazioni, accelerando i tempi di Onboarding e riducendo al minimo eventuali errore. Inoltre, può essere utilizzata per identificare e prevenire potenziali rischi di frode, tenendo traccia dei dati e degli schemi di comportamento anomali nella comunicazione del cliente.

Come cambia il processo di Digital Customer Onboarding con l’Intelligenza Artificiale?

Un processo di Digital Customer Onboarding che sfrutta l’IA può avere un impatto positivo sull’esperienza del cliente, oltre ad aumentare notevolmente l’efficienza del processo stesso. 

In primo luogo, le applicazioni di Intelligenza Artificiale consentono di ottenere una maggiore personalizzazione nella comunicazione con i clienti, fornendo una risposta più rapida e accurata a qualsiasi o problema che si presenta durante la fase di Onboarding, con una conseguente ottimizzazione della CX e una riduzione dei tempi di elaborazione delle richieste.

L’IA può aiutare le imprese a identificare e prevenire potenziali rischi di frodi, tenendo traccia dei dati e degli schemi di comportamento anomali nella comunicazione con il cliente. Ciò significa che si possono individuare in tempo reale eventuali anomalie o comportamenti sospetti e agire in modo tempestivo per prevenire possibili attività truffaldine prima che abbiano luogo.

Altro punto a favore dell’Intelligenza Artificiale è la possibilità di garantire una maggiore efficienza e accuratezza nella gestione dei processi, come la verifica del documento di identità e della firma elettronica, riducendo al minimo eventuali errore. L’IA può essere utilizzata per identificare prodotti e servizi aggiuntivi che potrebbero essere utili a un cliente, sulla base dei dati che questi condivide durante il processo di Onboarding.

L’IA può migliorare l’esperienza del cliente nell’Onboarding digitale durante il periodo critico dei 90 giorni, ovvero il momento in cui l’azienda deve investire più tempo ed energia nella comunicazione, per creare una relazione duratura e soddisfacente con il cliente. 

Come? Ad esempio, con il Machine Learning (ML) – in italiano, “apprendimento automatico”- un metodo di analisi delle informazioni basato sull’idea che i sistemi possono imparare dai dati storici, identificare modelli e prendere decisioni con una precisione maggiore rispetto a quella umana.

Ciò consente di ottenere una profilazione più accurata del cliente, del suo comportamento e di come si rapporta con i prodotti e servizi offerti. In questo modo è possibile ottimizzare la CX in modo significativo, offrendo informazioni personalizzate e pertinenti in momenti cruciali, che possono contribuire a trasformare un lead in un cliente fedele.

In definitiva, l’Onboarding digitale basato sull’Intelligenza Artificiale offre maggiore accuratezza, velocità, sicurezza e personalizzazione, contribuendo a creare un’esperienza memorabile per il cliente. Implementando un processo di Digital Customer Onboarding che sfrutta l’IA, le aziende possono creare una forte connessione con i loro clienti, costruire relazioni basare sulla fiducia, rafforzare la Customer loyalty e aumentare le conversioni. In più, l’eliminazione di errori e rischi di frodi può contribuire a ridurre le spese operative e i tempi necessari per elaborare le richieste, portando a un miglioramento complessivo delle performance aziendali. 

Riassumendo, l’Intelligenza Artificiale nell’Onboarding non è più una scelta, ma una necessità per le aziende che vogliono garantire ai clienti un’esperienza di qualità e assicurarsi un vantaggio competitivo in un mercato altamente competitivo.

Onboarding digitale e SPID: la soluzione Namirial per l’identità digitale

SPID, acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale, è un valido strumento di autenticazione e identificazione che può essere integrato nel processo di Digital Customer Onboarding per snellire le procedure di riconoscimento dei clienti e renderle più sicure.

Namirial, Identity Provider accreditato per il rilascio dell’identità digitale, permette di ottenere le credenziali SPID in modo facile, veloce e in pochissimo tempo.

Namirial ID è un set di credenziali -username, password ed eventuale OTP- generate da Namirial che permettono all’utente di accedere ai servizi delle Pubbliche Amministrazioni e dei privati che aderiscono al Sistema Pubblico d’Identità Digitale.

Ecco quali sono le caratteristiche e i costi delle soluzioni offerte da Namirial:

  • SPID Personale: è possibile attivare SPID Personale gratuitamente utilizzando CIE/CNS con PIN e lettore smart card o un certificato di firma digitale;
  • SPID Personale con Video Identificazione: è possibile attivare SPID 24 ore su 24, anche sabato e domenica. È sufficiente una connessione a Internet, lo smartphone o una webcam, un documento di riconoscimento e la tessera sanitaria. Il costo del servizio di video-identificazione è di 19,90 € + IVA (solo una volta).

Con Namirial inoltre è possibile attivare anche lo SPID Professionale, una particolare tipologia (Tipo 3) di Sistema Pubblico di Identità Digitale pensato per permettere a professionisti e aziende di accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione e degli Enti privati che aderiscono al circuito.

Lo SPID Professionale, oltre ai dati dello SPID Personale (Tipo 1), racchiude gli attributi aggiuntivi che caratterizzano la professione della persona che lo possiede e ha la durata di uno o due anni dall’attivazione, a seconda del numero di anni che si sceglie di acquistare. Alla scadenza, se l’utente decide di non rinnovarlo, SPID Professionale tornerà ad essere uno SPID Personale di Tipo 1. Il prezzo annuale per lo SPID Professionale Namirial è di 35,00 euro, mentre per due anni il prezzo è di 70,00 € + IVA.

Il servizio può essere acquistato sia da chi è già in possesso di uno SPID Personale Namirial, sia da chi non lo è, oppure ha uno SPID rilasciato da un altro gestore dell’identità digitale: in tutti i casi la procedura di attivazione permette all’utente di attivare il proprio SPID Professionale (Video Identificazione inclusa nel prezzo) o di aggiornare uno SPID Personale attivato in precedenza con Namirial.

– «Non hai ancora attivato lo SPID Namirial? Scopri come attivarlo velocemente ed in pochi passaggi»

PEC europea. Devi adeguare la tua posta elettronica certificata agli standard europei?

PEC europea. Devi adeguare la tua posta elettronica certificata agli standard europei?

PEC e posta elettronica tradizionale: quali sono le principali differenze

La PEC -acronimo di Posta Elettronica Certificata- è considerata alla pari di una raccomandata con ricevuta di ritorno, funziona in modo molto simile alla tradizionale casella di posta elettronica e soddisfa i requisiti previsti dal Regolamento elDAS per il servizio elettronico di recapito certificato (SERC). 

La differenza sostanziale tra un’email PEC e una tradizionale sta nel fatto che la prima garantisce una maggiore sicurezza poiché il contenuto di una mail di Posta Elettronica Certificata è sempre protetto e né il messaggio né gli allegati possono essere modificati durante la trasmissione. In aggiunta, su tutti i messaggi vige un vincolo di segretezza come quello riconosciuto dalla Costituzione per la corrispondenza normale.

In Italia il sistema PEC è regolamentato dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e consente di inviare messaggi di posta elettronica con lo stesso valore legale di una classica raccomandata A/R, garantendo così la prova e l’invio della consegna.

Obbligatoria per enti della Pubblica Amministrazione, imprese individuali e liberi professionisti, oggi la PEC presenta un limite: può essere utilizzata solo in Italia. Tuttavia, la situazione sta cambiando e lo scorso giugno è stato fatto un passo in avanti nella definizione della PEC come mezzo di comunicazione certificata valido in Europa.

Dalla PEC italiana alla PEC europea: quali sono le novità?

AgID, Agenzia per l’Italia Digitale, e i Gestori di Posta Elettronica Certificata riuniti in AssoCertificatori, attraverso un comunicato diffuso lo scorso 27 giugno, hanno annunciato che, grazie anche all’azione trainante dell’Italia, si è concluso con successo il processo di definizione e pubblicazione del nuovo standard ETSI EN 319 532-4. 

Questo risultato rende effettiva l’interoperabilità a livello europeo dei sistemi di eDelivery qualificato in conformità con il Regolamento eIDAS, basato sull’utilizzo del protocollo di trasporto REM (Registered Electronic Mail).

In altre parole, con l’approvazione dello standard ETSI (European Telecommunications Standards Institute) l’attuale servizio PEC consentirà a cittadini e imprese degli stati membri di comunicare con pieno valore legale e in modo sicuro, rendendo, di fatto, la Posta Elettronica Certificata valida in tutta Europa. 

La PEC italiana diventa quindi PEC europea, un sistema di recapito qualificato utilizzabile a livello europeo per lo scambio sicuro di comunicazioni elettroniche dotate di valore probatorio. 

Secondo AgID, con oltre 13 milioni e 900 mila le caselle attive alla fine del 2021, la PEC ha avuto un ruolo trainante tra le tecnologie digitali, raggiungendo due importanti obiettivi: dare vita ad un sistema di comunicazione che ha migliorato le abitudini di milioni di utenti e incentivare il processo di dematerializzazione documentale, con un conseguente abbandono della carta che si traduce in risparmio di tempo, riduzione degli spostamenti e meno inquinamento.

La sua evoluzione pan-europea rappresenta un ulteriore traguardo che non solo conferma l’efficacia di uno strumento diventato ormai indispensabile, ma rende la PEC protagonista del processo di digitalizzazione sostenuto anche dal PNRR.

Adeguamento PEC standard europei: che cosa cambia?

Nel comunicato AgID si legge che il nuovo standard ETSI individua gli elementi chiave di un’interfaccia tecnologica condivisa (CSI – Common Service Interface) che consente il dialogo sicuro tra i Gestori di servizi di recapito qualificato e, di conseguenza, anche quello tra cittadini e imprese e enti governativi degli Stati Membri. 

Che cosa significa? Vuol dire che la PEC europea certificherà i seguenti dati:

  • L’identità di chi possiede un indirizzo PEC, ovunque risieda nella UE;
  • L’integrità del contenuto;
  • L’ora e la data di invio e di ricezione del messaggio.

Il primo passaggio necessario per l’adeguamento agli standard europei prevede è il riconoscimento dell’utente titolare di PEC. Per effettuare l’operazione si potrà scegliere una tra le seguenti modalità:

  • SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale);
  • Firma digitale;
  • CIE (Carta d’Identità Elettronica);
  • CNS (Carta Nazionale dei Servizi);
  • DVO (De Visu Online) con operatore;
  • Direttamente di persona, recandosi agli sportelli autorizzati.

Il secondo step, invece, prevede l’attivazione dell’Autenticazione a due fattori (2FA), obbligatoria per operare con la PEC a livello europeo. L’utente potrà accedere alla propria casella utilizzando la combinazione: username + password + OTP e notifica push di autorizzazione. 

PECMailer di Namirial: il sistema evoluto per la gestione della Posta Elettronica Certificata

PECMailer di Namirial è la soluzione ideale per le aziende e la Pubblica Amministrazione e consente di gestire in modo semplice e intuitivo le PEC multiple e la Posta Elettronica Certificata attraverso funzionalità specifiche su multi-account e multi-utente semplificando così i flussi di lavoro.

PECMailer si collega alle caselle PEC e ne organizza il contenuto, suddividendo le ricevute per tipologia e collegandole al messaggio inviato. Questo permette di verificare l’esito dell’invio a colpo d’occhio o in modo dettagliato per destinatario.

Il gestionale PEC di Namirial effettua gli invii massivi spedendo un messaggio per destinatario e contemporaneamente scarica le ricevute dalla casella bypassando di fatto i limiti del gestore. Inoltre, gestisce in modo separato caselle PEC (di qualsiasi provider) e operatori al fine di poter definire permessi e policy di accesso con la massima flessibilità, il tutto facilmente configurabile da un unico pannello amministratore. In più, espone un servizio per l’integrazione applicativa: consente ad applicazioni di terze parti di effettuare invii massivi, controllarne l’esito e recuperarne i contenuti.

Ricapitolando, ecco quali sono i principali vantaggi di PECMailer, il software perfetto per la gestione di PEC multiple:

  • Semplifica l’uso della PECPECMailer si collega alle tue caselle PEC e ne organizza il contenuto, consentendo di vedere tutti gli account a cui hai accesso e i messaggi suddivisi in funzione della loro tipologia;
  • Traccia tutte le attività sulla casellaPECMailer consente di creare delle cartelle contenitore e di gestire le autorizzazioni per ogni utente;
  • Traccia tutte le attività sulla casellaPECMailer consente di creare delle cartelle contenitore e di gestire le autorizzazioni per ogni utente;
  • Effettua spedizioni massivePECMailer consente di creare un unico modello di email e di inviarlo fino a un massimo di 1000 indirizzi destinatari, provvedendo a generare singoli messaggi per ciascuno di essi.

Quali sono le funzionalità di PECMailer?

Ecco quali sono le principali caratteristiche del software Namirial per l’invio massivo di PEC:

  • Permessi: PECMailer gestisce caselle PEC e operatori per poter definire permessi e policy di accesso con la massima flessibilità e da un unico pannello amministrativo;
  • Ricerca: PECMailer, oltre ai parametri come mittente e destinatario, permette una ricerca per testo nel corpo del messaggio e per nome allegato contenuto nel messaggio;
  • Lettura: in PECMailer, sia per gli account che per le cartelle è possibile configurare il segnalatore di lettura per messaggio (se letto da un utente risulta letto per tutti gli utenti); o il segnalatore per utente;
  • PECMailer Web Client: PECMailer WEB Client consente la gestione completa dei messaggi di posta, oltre a consentire le operazioni di amministrazione e configurazione degli account, degli utenti e delle policy;
  • Conservazione a norma: PECMailer, in funzione delle tipologie di messaggi selezionate dall’utente, è in grado in modo del tutto trasparente di formare il relativo Pacchetto di Versamento e effettuare il relativo trasferimento dello stesso verso la piattaforma di Conservazione di Namirial o di terze parti;
  • PECMailer Services: PECMailer Service è il componente principale preposto alla generazione ed invio dei messaggi, alla ricezione dei messaggi in ingresso, alla loro analisi e alle operazioni di associazione tra le ricevute acquisite e i relativi messaggi inviati;
  • Log: PECMailer è dotato di una serie completa di log che consentono di ottenere informazioni dettagliate sia sulle singole fasi di invio e ricezione dei messaggi, sia sulle attività compiute dagli operatori, come l’autore di un messaggio o la data e l’ora esatta della lettura;
  • PECMailer SDK: PECMailer SDK è un servizio web che consente l’integrazione di altri software con la soluzione PECMailer. Tramite l’uso di semplici e intuitive interfacce infatti è possibile istruire altre applicazioni alle funzionalità di invio messaggi sia singoli che massivi, al controllo degli esiti dei vari invii, alla ricerca messaggi ricevuti, eccetera.

Quanto costa PECMailer?

PECMailer Startup Professional ha un costo di 200 € + IVA e comprende:

  • 1 accesso operatore;
  • Account PEC configurabili illimitati;
  • 10 GB di spazio complessivo.

La validità è di un anno.

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SPID per concorsi pubblici: la guida su come attivarlo

SPID per concorsi pubblici: la guida su come attivarlo

Identità digitale e concorsi pubblici: perché serve SPID?

Sono ormai lontani gli anni in cui per partecipare a un concorso pubblico era necessario inviare l’apposito documento cartaceo, firmato e compilato in ogni sua parte, tramite raccomandata. Oggi, infatti, la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione ha cambiato il volto della burocrazia, rendendola più semplice e veloce, grazie a strumenti come il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), la soluzione immediata e facile per accedere in maniera sicura ai servizi digitali delle amministrazioni locali e centrali. 

Lo SPID per concorsi pubblici è la chiave di accesso al form online per l’invio della domanda di partecipazione al concorso e, insieme alla PEC (Posta Elettronica Certificata) e alla Firma Digitale Remota, assicura la piena protezione dei dati sensibili dell’utente. Con l’adozione di SPID, quindi, per accedere al modello online, non basta più registrarsi al sito Internet di riferimento e inserire il proprio indirizzo email perché oggi il possesso delle credenziali d’identità digitale è un requisito essenziale per utilizzare i servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati accreditati.

Che cos’è esattamente un concorso pubblico? Non è altro che una selezione svolta tra più persone che concorrono per un certo numero di posti di lavoro messi a disposizione da una Pubblica Amministrazione. 

Il concorso si dice pubblico perché viene annunciato tramite un bando che contiene le indicazioni relative allo svolgimento dell’intera procedura concorsuale:

  • Figure professionali richieste;
  • Modalità e termini di presentazione della domanda di partecipazione;
  • Modalità di svolgimento delle prove previste (preselettive, scritte e orali);
  • Criteri di valutazione;
  • Requisiti necessari per partecipare;
  • Titoli che permettono di ottenere un punteggio più alto;
  • Modalità di assunzione dei vincitori del concorso.

La selezione pubblica avviene nel rispetto dei principi di trasparenza (tutti i partecipanti devono essere a conoscenza degli atti della competizione) ed equità (tutti i candidati devono gareggiare in pari condizioni).

5 diverse tipologie di concorso pubblico

Secondo la normativa vigente, con particolare riferimento al D.P.R. n. 487 del 1994, non esiste una procedura o un modello di concorso standard valido per il reclutamento di qualunque professionalità. 

Le linee guida del Ministro per la Pubblica Amministrazione, infatti, chiariscono che nell’ambito degli strumenti previsti dalla legge e dai regolamenti, occorre di volta in volta modulare sia le procedure sia i modelli a cui ricorrere al fine di pervenire alle soluzioni più adatte in relazione alla figura professionale da scegliere.

Esistono cinque diverse tipologie di concorso pubblico:

  1. Concorso pubblico per esami: questa tipologia di concorso è caratterizzata da almeno due prove scritte, di cui una può essere a contenuto teorico-pratico, e una prova orale che prevede anche l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera, tra quelle indicate nel bando. In genere, i voti sono espressi in trentesimi.  Il punteggio, espresso in centesimi, è il risultato della media dei voti conseguiti nelle prove, sommato alla votazione del colloquio;
  2. Concorso pubblico per titoli: in questo caso, le graduatorie vengono formate sulla base dei titoli posseduti dai candidati al momento della domanda;
  3. Concorso pubblico per titoli ed esami: per la definizione delle graduatorie di questa tipologia di concorsi vengono prese in considerazione sia le votazioni ottenute durante le prove d’esame, sia i titoli posseduti al momento della presentazione della domanda di partecipazione;
  4. Corso-concorso: al superamento del concorso segue un periodo di formazione al termine del quale vengono selezionati i candidati ritenuti idonei;
  5. Selezione mediante lo svolgimento di prove volte all’accertamento della professionalità richiesta.

Come prepararsi a un concorso pubblico?

Il primo consiglio è leggere con attenzione il bando di concorso prima di presentare la domanda al fine di evitare errori che possono diventare motivo di esclusione. 

Altri suggerimenti che possono fare la differenza e aumentare le possibilità di superamento del concorso pubblico sono:

  • Scegliere i testi giusti per la preparazione, facilmente reperibili anche online
  • Avere un buon livello di cultura generale e conoscere per affrontare al meglio i test;
  • Evitare maratone di studio improduttive e organizzare con anticipo il lavoro in modo da avere maggiori possibilità di raggiungere l’obiettivo;
  • Utilizzare i simulatori di quiz online per esercitarsi prima delle prove;
  • Dare una rinfrescata al proprio inglese, soprattutto se è prevista anche una parte orale dopo quella scritta;
  • Per la prova scritta prediligere uno stile di scrittura pulito, diretto ed essenziale ed evitare di essere troppo e inutilmente prolissi.

SPID per concorsi pubblici: la soluzione Namirial per l’identità digitale

NamirialIdentity Provider accreditato per il rilascio dell’identità digitale, permette di ottenere le credenziali SPID per concorsi pubblici in modo facile, veloce e in pochissimo tempo: bastano un pc, o uno smartphone, e una connessione Internet.

Namirial ID è un set di credenziali, username, password ed eventuale OTP, generate da Namirial che corrispondono all’identità digitale di un utente e servono per accedere ai servizi delle Pubbliche Amministrazioni e dei privati che aderiscono al Sistema Pubblico d’Identità Digitale.

Vediamo insieme quali sono le caratteristiche e i costi delle soluzioni offerte da Namirial:

  • SPID Personale: è possibile attivare SPID Personale gratuitamente se hai CIE/CNS con PIN e lettore smart card o un certificato di firma digitale;
  • SPID Personale con Video Identificazione: è possibile attivare SPID 24 ore su 24, anche sabato e domenica. È sufficiente una connessione a internet, lo smartphone o una webcam, un documento di riconoscimento e la tessera sanitaria. Il costo del servizio di video-identificazione è di 19,90 € + IVA (solo una volta).

Inoltre, con Namirial è possibile attivare anche lo SPID Professionale, una particolare tipologia (Tipo 3) di Sistema Pubblico di Identità Digitale pensato per permettere a professionisti e aziende di accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione e degli Enti privati che aderiscono al circuito.

Lo SPID Professionale, oltre ai dati dello SPID Personale (Tipo 1), racchiude gli attributi aggiuntivi che caratterizzano la professione della persona che lo possiede e ha la durata di uno o due anni dall’attivazione, a seconda del numero di anni che si sceglie di acquistare.  Alla scadenza, se l’utente decide di non rinnovarlo, SPID Professionale tornerà ad essere uno SPID Personale di Tipo 1. Il prezzo annuale per lo SPID Professionale Namirial è di 35,00 euro, mentre per due anni il prezzo è di 70,00 € + IVA.

Questo servizio può essere acquistato sia da chi è già in possesso di uno SPID Personale Namirial, sia da chi non lo è, oppure ha uno SPID rilasciato da un altro Identity Provider: in tutti i casi la procedura di attivazione permette all’utente di attivare il proprio SPID Professionale (Video Identificazione inclusa nel prezzo) o di aggiornare uno SPID Personale attivato in precedenza con Namirial.

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Fatturazione elettronica forfettari: obblighi, novità e come e quando farla

Fatturazione elettronica forfettari: obblighi, novità e come e quando farla

Da quando la fattura elettronica per forfettari è obbligatoria?

A partire dal 1° luglio 2022, il Decreto-Legge n.36/2022, recante misure urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ha introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica per i contribuenti forfettari che superano i 25.000 mila euro di fatturato. 

Il DL ha inoltre previsto, per il terzo trimestre 2022, una moratoria sanzionatoria per la fatturazione tardiva, concedendo che la fattura fosse emessa entro il mese successivo a quello in cui è stata effettuata l’operazione. Ad esempio, per coloro che hanno effettuato un’operazione tra il 1° e il 30 settembre, il termine di emissione della fattura era il 31 ottobre 2022.

Se nell’anno precedente i compensi o ricavi non raggiungono la predetta soglia dei 25.000 euro non vi è l’obbligo di utilizzo della fattura elettronica che scatterà per le operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2024.

Novità e sanzioni in materia di fatturazione elettronica forfettari

Dal 1° ottobre 2022 la fase di moratoria delle sanzioni è terminata è questo significa che, a partire dalla suddetta data, i contribuenti che aderiscono al regime forfettario hanno l’obbligo di emettere l’e-fattura –tramite il Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate- entro 12 giorni da quando è stata effettuata l’operazione e non più entro il mese successivo. 

Il mancato adempimento prevede l’applicazione delle sanzioni comprese tra il 5 e il 10% dei corrispettivi non documentati o non registrati, oppure, una sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro, in caso la violazione non sia rilevante ai fini della determinazione del reddito.

La progressiva estensione della fatturazione elettronica anche ai soggetti forfettari non solo abbatte i costi di stampa e di archiviazione dei documenti cartacei, riducendo anche il rischio di possibili smarrimenti ed errori legati alla compilazione e gestione degli atti, ma è anche un efficace strumento nella lotta all’evasione fiscale.

Come fare fattura elettronica forfettario? 

Le fatture web vengono emesse in formato strutturato (XML – eXstensible Markup Language), trasmesse in modalità telematica al Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate e recapitate tramite lo stesso mezzo al soggetto ricevente. Le fatture elettroniche, in base a quanto stabilito dall’art.39 del Dpr n.633/1972, devono essere conservate digitalmente per 10 anni sia da chi le emette, sia da chi le riceve. 

Per emettere una fattura elettronica è quindi necessario disporre di un computer, un tablet oppure uno smartphone in grado di connettersi a Internet e di un software che consenta la compilazione del file nel formato XML.

Ma come si compila una e-fattura? Il documento digitale contiene le stesse informazioni di una fattura cartacea:

  • Dati del mittente: il proprio nome e cognome/denominazione sociale/ragione sociale, indirizzo di residenza, numero della partita IVA, cassa professionale;
  • Dati del destinatario: nome e cognome/denominazione sociale/ragione sociale, numero della partita IVA, codice destinatario o codice univoco, indirizzo PEC (in alternativa al codice destinatario);
  • La data della fattura;
  • I dati relativi ai beni/servizi da fatturare;
  • La tipologia di pagamento concordata con il cliente.

Se il compenso fatturato è superiore alla soglia di 77, 47 euro deve essere applicata l’imposta di bollo pari a 2 euro mediante contrassegno telematico

FatturePlus Namirial: la soluzione per la fatturazione elettronica forfettari

FatturePlus è la soluzione web di Namirial con la quale puoi emettere fatture elettroniche e trasmetterle allo SdI in modo facile e veloce, semplificando così la tua contabilità e il tuo business. Grazie al pannello di controllo puoi visualizzare l’andamento economico della tua attività in ogni momento e avere sotto controllo i dati relativi alle fatture emesse e ricevute, agli incassi e ai pagamenti.

Fruibile da qualsiasi dispositivo, la soluzione Namirial è più di una semplice applicazione di fatturazione elettronica e si adatta perfettamente alle diverse esigenze di una piccola impresa, di un professionista o di un commercialista che assiste contemporaneamente più aziende e clienti. 

Ecco quali sono i principali vantaggi della di FatturePlus Namirial:

  • Facile da utilizzare: l’interfaccia web di FatturePlus è stata studiata per garantire la migliore esperienza per l’utente. Nel pannello di controllo iniziale avrai la situazione degli incassi e dei pagamenti sempre visibile attraverso grafici. I menu intuitivi ti permetteranno di trovare in pochi click la funzioni che desideri;
  • Flessibile: personalizza in un attimo le fatture inserendo il tuo logo e la tua intestazione. Collabora con il tuo commercialista fornendogli direttamente l’accesso ai documenti: non dovrai più consegnare nulla “a mano”. Le fatture elettroniche verranno inviate allo SDI in automatico e potrai spedire via mail le fatture di cortesia ai tuoi clienti;
  • Completo: FatturePlus memorizza i dati principali delle anagrafiche dei tuoi clienti e fornitori e crea in automatico il database della tua azienda. Tieni sempre sotto controllo la tua attività con la funzione della reportistica e sfrutta tutti i vantaggi del gestionale integrato.

Puoi provare gratis FatturePlus Namirial per 30 giorni e se procedi all’acquisto nel 2022, il primo anno paghi solo 99 € + IVA anziché 110 € + IVA. 

Rientri nel regime dei minimi e forfettari? L’offerta è ancora più vantaggiosa: infatti, se acquisti entro il 30 giugno 2023 paghi 19,90 € + IVA anziché 48 € + IVA.

E se, invece, vuoi gestire la fatturazione elettronica tramite POS? Grazie all’integrazione tra FatturePlus di Namirial e il software del nostro partner GETYOURBILL puoi emettere i tuoi documenti fiscali e incassare le vendite grazie a un unico dispositivo portatile, rapido ed economico. In questo modo puoi concludere tutte le operazioni legate al checkout dove e quando vuoi.

Puoi acquistare in autonomia il moderno ed elegante POS bancario PAX A910 seguendo le informazioni presenti in questo link. Dovrai poi acquistare FatturePlus Forfettari per POS sul sito ecommerce di Namirial e seguire le istruzioni che riceverai per e-mail. Infine, dopo l’acquisto, verrai contattato da GETYOURBILL per concordare una sessione web da remoto per configurare il software sul tuo POS. Fatto! Puoi utilizzare i tuoi nuovi servizi. La fatturazione elettronica tramite POS è in promo a 299 € + IVA l’anno invece di 422 €.

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L’importanza della Threat Intelligence nelle strategie di Cyber Security  

L’importanza della Threat Intelligence nelle strategie di Cyber Security  

Threat Intelligence cos’è e a che cosa serve

Lo scenario delle minacce informatiche sta diventando sempre più complesso ed evoluto, e la Cyber Threat Intelligence (CTI) è un processo essenziale per identificare le minacce emergenti e comprenderne il ruolo nello schema generale della sicurezza. 

Che cos’è la Threat Intelligence? È la società americana di consulenza e ricerca Gartner a fornire una definizione puntuale e accurata di questa disciplina, identificandola come “La conoscenza basata su prove, compresi contesto, meccanismi, indicatori, implicazioni e suggerimenti pratici, di una minaccia o di un pericolo esistente o emergente per le risorse. Tale conoscenza può essere utilizzata per indirizzare il processo decisionale di risposta alla minaccia o al pericolo in questione”.

In altre parole, la Cyber Threat Intelligence è un tipo di intelligence dedicata alla protezione dei dati. Consiste nella raccolta di informazioni utili a delineare in modo dettagliato le minacce informatiche che colpiscono o potrebbero colpire un’organizzazione, prevedendo eventuali rischi e vulnerabilità. L’obiettivo è offrire alle aziende una panoramica completa sulle attività cybercriminali per permettere loro di prendere le contromisure necessarie al fine di proteggere i dati e le infrastrutture critiche. 

La Threat Intelligence è quindi un’attività fondamentale nella strategia di sicurezza aziendale, in quanto fornisce agli addetti alla sicurezza informatica un quadro dettagliato delle minacce per agire in modo proattivo e identificare le vulnerabilità prima che esse vengano sfruttate da malintenzionati. Un’organizzazione che si occupa  

Il mercato della CTI è in rapida crescita, e per monitorare costantemente i diversi livelli di minaccia e prendere rapidamente decisioni informate, le aziende possono scegliere di implementare una Threat Intelligence Platform che permette di gestire in modo centralizzato la raccolta, l’analisi e la gestione dei dati relativi a minacce esistenti o emergenti. La piattaforma può anche analizzare i dati per individuare le anomalie ed effettuare una previsione di rischio basata sui modelli di attacco, fornendo così alle organizzazioni informazioni utili su come prepararsi in modo da prevenire e contrastare eventuali incidenti. 

Un dato particolarmente interessante sulla crescita della CTI emerge da una ricerca di Markets and Markets: si prevede che il valore del mercato globale è destinato a passare dai 11,6 miliardi di dollari del 2022 a ben 15,8 miliardi nel 2026, con una crescita annuale del 6,5%.

In conclusione, la Cyber Threat Intelligence può essere considerata come un elemento cruciale delle strategie di cyber security attualmente in uso. Gli strumenti di Threat Intelligence possono infatti fornire un quadro chiaro delle minacce esistenti e del loro impatto sul business, offrendo così le conoscenze necessarie per prendere decisioni volte a difendere l’organizzazione da eventuali attacchi. 

Qual è la struttura della Cyber Threat Intelligence?

Per comprendere meglio la CTI e prendere in considerazione il suo impiego nelle strategie di cyber security, è utile conoscere i cinque elementi chiave che la compongono:

  1. Raccolta di informazioni e dati: si raccolgono dati da fonti esterne, quali blog, documenti di intelligence digitale e network di sicurezza per poi individuare le potenziali minacce;
  2. Analisi della minaccia: una volta raccolti i dati, vengono analizzati per rilevare le minacce e comprendere il loro impatto sul sistema, individuando, ad esempio, quali sono le probabilità di essere il bersaglio di un attacco di tipo Ransomware;
  3. Definizione degli Indicatori di Compromissione (IoC): una volta raccolti ed analizzati i dati, vengono definiti gli Indicatori di Compromissione come parte del processo di identificazione della minaccia. Con l’acronimo IoC si indicano tutti gli elementi, quali URL, IP e hash di file che possono essere utilizzati per identificare una minaccia;
  4. Gestione del rischio: in questa fase, vengono identificati gli strumenti da mettere a disposizione per gestire le minacce e prevenirne l’impatto sugli asset;
  5. Monitoraggio e reporting: infine, i dati raccolti vengono monitorati costantemente per rilevare le minacce emergenti e assicurarsi che l’organizzazione sia pronta ad affrontarle. I risultati dell’analisi vengono poi pubblicati in forma di report per offrire alle organizzazioni un quadro completo del livello di minaccia. 

Queste cinque fasi contribuiscono a mantenere un livello ottimale di sicurezza informatica all’interno di un’organizzazione, offrendo così un maggiore grado di protezione contro gli attacchi informatici. 

Strategica, operativa e tattica: le tre tipologie di Threat Intelligence

Come abbiamo già detto, il cuore della Threat Intelligence è la raccolta e l’analisi d’informazioni, che vengono poi utilizzate per costruire una strategia di difesa efficace.

Ma cosa rende diversa la CTI da un semplice monitoraggio della sicurezza? La risposta sta nel fatto che l’analisi delle informazioni può essere suddivisa in tre differenti livelli, ognuno dei quali fornisce informazioni di diverso tipo da utilizzare a seconda della necessità:

  1. Threat Intelligence strategica: comprende analisi approfondite sulle minacce specifiche, le relative vulnerabilità e la possibile prevenzione. La Threat Intelligence strategica fornisce un quadro generale della sicurezza informatica all’interno dell’azienda, aiutando ad individuare le possibili vulnerabilità e formulare un piano di difesa;
  2. Threat Intelligence tattica: in questo caso, l’analisi si concentra sullo sviluppo delle minacce specifiche e dei loro effetti, per poter meglio prevedere i possibili scenari di attacco. La Threat Intelligence tattica è utile per pianificare le contromisure più adatte ed eventualmente contenere un attacco in corso. In questa fase si individuano gli Indicatori di Compromissione (IOC) comuni a tutti gli attacchi e si prendono decisioni più mirate per limitare i danni;
  3. Threat Intelligence operativa: si occupa di monitorare costantemente lo stato attuale delle minacce, rilevando le nuove tendenze e le vulnerabilità. La Threat Intelligence operativa fornisce informazioni sulle metodologie utilizzate dagli hacker, quali tecniche e strumenti.

CyberExpert: la soluzione Namirial per la Cyber sicurezza

Una strategia di Cyber security è essenziale per proteggere un’organizzazione da eventuali minacce informatiche e deve basarsi sul giusto set di strumenti e processi per rilevare, classificare e mitigare in modo proattivo le minacce informatiche.

Namirial, da sempre impegnata sul fronte della sicurezza informatica, negli ultimi anni ha incrementato significativamente gli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore della Cyber security. 

Sfruttando il proprio know how e la sua esperienza nel settore, Namirial ha realizzato l’innovativa piattaforma digitale CyberExpert che esegue la scansione delle minacce informatiche al fine di consentire una corretta valutazione del rischio e attivare, di conseguenza, le contromisure idonee. Il tutto operando esclusivamente dall’esterno, senza la necessità di installare alcun software. Inoltre, l’utilizzo è reso sicuro grazie all’accesso con SPID.

I risultati delle analisi sono fondamentali perché misurano l’efficacia dei sistemi di sicurezza, ne evidenziano le lacune e permettono di dare la giusta priorità agli investimenti nel campo della cyber security.

Ecco quali sono i principali vantaggi di CyberExpert:

  • Nessun software da installare: CyberExpert è una piattaforma web pronta all’uso: nessun software da installare con notevole risparmio di tempo e di investimenti;
  • Semplicità di utilizzo: attiva la piattaforma attraverso la tua identità digitale SPID, inserisci i dati richiesti (indirizzo IP pubblico, email, dominio, indirizzo web) e pianifica l’analisi. Appena pronto, CyberExpert invierà il report direttamente al tuo indirizzo email;
  • Report intuitivi: i report generati da Cyber Expert sono completi e di facile comprensione. Evidenziano le vulnerabilità dell’infrastruttura informativa, segnalano la presenza di tuoi dati nel deep web, di data breach, di malware e ti guidano nelle azioni di contrasto;
  • API disponibili: sei un rivenditore? Integra la piattaforma Cyber Expert al tuo shop online attraverso le API che Namirial ti mette a disposizione. I tuoi clienti potranno accedere alla piattaforma direttamente dal tuo sito web.

In aggiunta, CyberExpert di Namirial permette alle PMI di rispettare a pieno il regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Unione Europea, meglio noto come GDPR.

– «Il software CyberExpert di Namirial permette di eseguire la scansione delle minacce informatiche a cui è esposta la tua organizzazione. Scopri maggiori informazioni»

Come e perché lo SPID ha trainato la trasformazione digitale del Paese

Come e perché lo SPID ha trainato la trasformazione digitale del Paese

SPID cresce e si conferma uno strumento essenziale per la trasformazione digitale del Paese

Secondo i dati del Dipartimento per la trasformazione digitale anche nel 2022 i numeri della digitalizzazione in Italia hanno raggiunto i loro massimi storici e continua ad aumentare il numero di cittadini che utilizzano l’identità digitale per accedere ai servizi online pubblici e privati. 

SPID in particolare ha sostenuto e reso possibile questo cambiamento di paradigma, contribuendo a creare l’ecosistema digitale che ora caratterizza il nostro Paese. Il Sistema Pubblico di Identità Digitale ha infatti svolto un ruolo chiave nel favorire la trasformazione digitale dell’Italia, fornendo un mezzo sicuro ed efficace per l’autenticazione digitale, che è ora utilizzato da milioni di persone.

Nel 2022 sono state attivate oltre 6 milioni di nuove identità digitali SPID, per un totale di oltre 33,5 milioni di utenze rilasciate. Inoltre, nell’anno che si è appena concluso il numero di autenticazioni tramite SPID è quasi raddoppiato, raggiungendo quota 1 miliardo rispetto ai 570 milioni del 2021. Un’altro dato interessante riguarda gli enti pubblici: a fine 2022 sono oltre 3 mila quelli che hanno attivato l’autenticazione tramite SPID, mentre il numero di soggetti privati è stato pari a 68.

SPID rappresenta un’efficace soluzione che risponde agli obiettivi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, il cui obiettivo è mettere l’Italia nel gruppo di testa in Europa entro il 2026 e diffondere l’identità digitale in maniera capillare, assicurando che venga utilizzata dal 70% della popolazione.

Il Sistema Pubblico di Identità Digitale è uno strumento fondamentale per raggiungere questo traguardo e consentire una trasformazione digitale sicura, flessibile e inclusiva per tutti i cittadini italiani. SPID inoltre offre la possibilità di aumentare l’efficienza dei servizi pubblici, ampliandone l’accesso i e semplificando le procedure burocratiche in modo da consentire alle persone di svolgere con un semplice click tutte le operazioni necessarie. 

È indubbio che la crescita nell’adozione di Sistema Pubblico d’Identità Digitale sia stato un importante successo sostenuto da interventi normativi, da iniziative governative, come il Cashback, e dalla dalla necessità di accedere al Green Pass, a cui poi si sono aggiunte le molteplici iniziative volte ad incentivare l’utilizzo dell’identità digitale. 

Insomma, Spid ha svolto un ruolo fondamentale nella trasformazione del nostro paese in uno più digitale e connesso e proietta l’Italia verso un futuro più inclusivo e innovativo che consentirà a tutti i cittadini di accedere a servizi sempre più sicuri, veloci e convenienti. 

SPID Namirial: la soluzione per l’identità digitale

NamirialIdentity Provider accreditato per il rilascio dell’identità digitale, permette di ottenere le credenziali SPID in modo facile, veloce e in pochissimo tempo: bastano un pc, o uno smartphone, e una connessione Internet.

Namirial ID è un set di credenziali, username, password ed eventuale OTP, generate da Namirial che corrispondono all’identità digitale di un utente e servono per accedere ai servizi delle Pubbliche Amministrazioni e dei privati che aderiscono al Sistema Pubblico d’Identità Digitale.

Vediamo insieme quali sono le caratteristiche e i costi delle soluzioni offerte da Namirial:

SPID Personale: è possibile attivare SPID Personale gratuitamente se hai CIE/CNS con PIN e lettore smart card o un certificato di firma digitale;

SPID Personale con Video Identificazione: è possibile attivare SPID 24 ore su 24, anche sabato e domenica. È sufficiente una connessione a internet, lo smartphone o una webcam, un documento di riconoscimento e la tessera sanitaria. Il costo del servizio di video-identificazione è di 19,90 € + IVA (solo una volta).

Inoltre, con Namirial è possibile attivare anche lo SPID Professionale, una particolare tipologia (Tipo 3) di Sistema Pubblico di Identità Digitale pensato per permettere a professionisti e aziende di accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione e degli Enti privati che aderiscono al circuito.

Lo SPID Professionale, oltre ai dati dello SPID Personale (Tipo 1), racchiude gli attributi aggiuntivi che caratterizzano la professione della persona che lo possiede e ha la durata di uno o due anni dall’attivazione, a seconda del numero di anni che si sceglie di acquistare.  Alla scadenza, se l’utente decide di non rinnovarlo, SPID Professionale tornerà ad essere uno SPID Personale di Tipo 1. Il prezzo annuale per lo SPID Professionale Namirial è di 35,00 euro, mentre per due anni il prezzo è di 70,00 € + IVA.

Questo servizio può essere acquistato sia da chi è già in possesso di uno SPID Personale Namirial, sia da chi non lo è, oppure ha uno SPID rilasciato da un altro Identity Provider: in tutti i casi la procedura di attivazione permette all’utente di attivare il proprio SPID Professionale (Video Identificazione inclusa nel prezzo) o di aggiornare uno SPID Personale attivato in precedenza con Namirial.

– «Non hai ancora attivato lo SPID Namirial? Scopri come attivarlo velocemente ed in pochi passaggi»

Differenza tra SPID e Carta d’Identità Elettronica: le 5 cose da sapere

Come attivare lo SPID con la Carta d'Identità Elettronica

Qual è la differenza tra SPID e Carta d’Identità Elettronica?

Semplice, veloce e sicuro: l’accesso ai servizi pubblici online oggi è possibile grazie al Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) e alla Carta d’Identità Elettronica (CIE), due strumenti di identificazione che permettono al cittadino di utilizzare i servizi in rete erogati dalla Pubblica Amministrazione e dai privati aderenti.

Al fine di risparmiare risorse e uniformare l’accesso ai servizi pubblici in tutto il territorio nazionale, le PA devono integrare nei propri sistemi informativi SPID e CIE per l’accesso ai servizi digitali così da garantire agli utenti la possibilità di abbandonare le vecchie credenziali e contare su sistemi di identificazione unici e sicuri, che tutelano la privacy dei dati personali.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha tra i suoi obiettivi quello di diffondere l’identità digitale, assicurando che venga utilizzata entro il 2026 dal 70% della popolazione. SPID e CIE rappresentano due efficienti soluzioni che rispondono a questa esigenza.

SPID e CIE sono quindi entrambe identità digitali che ci consentono di accedere a una varietà di servizi online, ma cosa li distingue l’una dall’altra? Prima di scoprire quali sono le differenze tra i due strumenti, vediamo le principali caratteristiche di ognuno.

Che cos’è il Sistema Pubblico di Identità Digitale?

SPID è un’identità digitale composta da una coppia di credenziali (username e password), strettamente personali, con le quali è possibile accedere con un click ai servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati aderenti, ogni volta che su un sito o un’app comprare il pulsante Entra con SPID. Semplice, sicuro e veloce, SPID può essere utilizzato da qualsiasi dispositivo: computer, tablet e smartphone. 

L’ecosistema SPID si compone di tre diversi attori:

  1. I gestori dell’identità digitale (Identity Provider-IdP): soggetti privati accreditati da AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) per la creazione e la gestione delle identità digitali degli utenti;
  2. I fornitori di servizi (Service Provider-SP), organizzazioni pubbliche o private che, abilitando l’accesso ai propri servizi online tramite l’identità digitale, consentono una fruizione veloce, sicura e protetta ai servizi;
  3. Gli utenti: ovvero i cittadini e imprese che utilizzano SPID. 

Che cos’è la Carta d’Identità Elettronica?

La CIE è prima di tutto uno strumento con cui è possibile accertare l’identità del titolare, ad esempio durante lo svolgimento di procedure amministrative presso uffici pubblici o in tutte le situazioni che richiedono una verifica dell’identità. Contiene un microchip contactless che consente di completare importanti operazione, come l’accesso ai servizi online delle Pubbliche Amministrazioni abilitate.

È possibile richiedere la Carta d’Identità Elettronica alla scadenza della propria carta d’identità cartacea o elettronica o nel caso di furto, smarrimento o deterioramento del proprio documento d’identità. Va però ricordato che grazie al decreto legge Semplificazioni, che si pone l’obiettivo di incentivare l’utilizzo della CIE, è possibile richiedere il nuovo documento anche prima della scadenza naturale del precedente per i cittadini che sono in possesso di una carta identità cartacea o di una Carta di Identità Elettronica di prima o seconda generazione.

5 differenze tra SPID e CIE 

Una volta chiarito cosa sono SPID e CIE, vediamo quali sono le cinque principali differenze tra il Sistema Pubblico di Identità Digitale e la Carta d’Identità Elettronica:

  1. Modalità di rilascio: per ottenere le credenziali SPID è necessario rivolgersi a uno dei gestori di identità accreditati dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID). Ogni gestore offre diverse modalità per richiedere e ottenere SPID e questo consente di scegliere quella più adatta alle proprie esigenze. Va inoltre evidenziato che i tempi di emissione delle credenziali cambiano in base al gestore di identità e alle modalità di riconoscimento scelte. La Carta di Identità Elettronica è il documento d’identità emesso dal Ministero dell’Interno e prodotto dal Poligrafico e Zecca dello Stato che, grazie a sofisticati elementi di sicurezza e anticontraffazione, permette l’accertamento dell’identità del possessore. La CIE può essere richiesta presso il proprio Comune di residenza o dimora a partire da centottanta giorni prima della scadenza della propria carta d’identità o in seguito a smarrimento, furto o deterioramento;
  2. Chi può richiedere le identità digitali: possono attivare SPID tutti i cittadini maggiorenni, in possesso di un documento italiano in corso di validità, mentre la CIE viene rilasciata ai cittadini italiani minorenni fin dalla nascita e la validità varia a seconda dell’età del titolare al momento della richiesta del documento: 3 anni dalla data di emissione per i minori che hanno meno di 3 anni di età e 5 anni dalla data di emissione per i minori con un’età compresa tra i 3 e i 18 anni;
  3. Costi: l’utilizzo di SPID per il cittadino è gratuito, ma è possibile attivarlo scegliendo tra modalità gratuite o a pagamento, in base al gestore d’identità scelto. Una volta ottenuto, l’utente non dovrà sostenere alcun costo o canone. Il rilascio della CIE ha invece un costo fisso di 16,79 euro che può essere maggiore in alcuni Comuni che prevedono specifici costi di segreteria e diritti fissi;
  4. Sicurezza: SPID ha tre diversi livelli di sicurezza. Il primo livello permette di accedere ai servizi online attraverso un nome utente e una password, mentre il secondo livello consente l’accesso con nome utente e password più un codice temporaneo di accesso OTP (One Time Password), fornito tramite SMS o App. Infine, il terzo livello prevede, oltre alle credenziali, l’utilizzo di ulteriori soluzioni di sicurezza e di eventuali dispositivi fisici (ad esempio: smart card) che vengono erogati dal gestore dell’identità. La Carta d’Identità Elettronica è invece accompagnata da due codici di sicurezza, il PIN (Personal Identification Number) e il PUK (Personal Unblocking Number) e per usarla è necessario un lettore di smart card. Tuttavia, con il Decreto 8 settembre 2022 sulle Modalità di impiego della carta di identità elettronica sono stati introdotti tre livelli di autenticazione anche per la CIE: Il livello 1 (basso) richiede un solo fattore di autenticazione, il livello 2 (significativo) che richiede l’autenticazione a due fattori e il livello 3 (elevato) basato sull’uso materiale della CIE e su un fattore di autenticazione fra conoscenza e inerenza;
  5. Firma di un documento elettronico: con SPID è possibile firmare documenti elettronici, con validità legale, direttamente online. IL formato del documento predisposto per la firma deve rispettare le specifiche PDF versione 1.7 o successive ed avere un profilo di tipo PDF/A-2. La firma è invece apposta secondo lo standard PaDES. Il procedimento è piuttosto semplice:
    • L’utente clicca sul pulsante Firma con SPID, autenticandosi tramite il proprio IdP;
    • Il Service Provider (SP) invia il documento con il proprio sigillo elettronico all’IdP per verificare l’identità del firmatario;
    • L’IdP, previa nuova autenticazione da parte del firmatario, appone il sigillo e restituisce il documento firmato all’SP;
    • Il Service Provider rende disponibile al firmatario la versione firmata del documento.

Anche la CIE può essere utilizzata per firmare documenti elettronici. Le tipologie di firma consentite sono PAdES (file PDF) e CAdES (tutte le altre tipologie di file). Attualmente sono disponibili due modalità di firma e verifica: 

    • Da Desktop: la firma elettronica avviene mediante un computer a cui è collegato un lettore di smart card NFC o contactless per la lettura della CIE, previa installazione del Software CIE;
    • Da Mobile: l’utente appone una firma elettronica mediante uno smartphone dotato di interfaccia NFC e dell’app CieSign, disponibile su Google Play e App Store

Sia nella modalità Desktop che in quella Mobile, la verifica della firma elettronica può essere effettuata attraverso l’App CieSign.

SPID Namirial: la soluzione per l’identità digitale

Namirial, Identity Provider accreditato per il rilascio dell’identità digitale, permette di ottenere le credenziali SPID in modo facile, veloce e in pochissimo tempo: bastano un pc, o uno smartphone, e una connessione Internet.

Namirial ID è un set di credenziali, username, password ed eventuale OTP, generate da Namirial che corrispondono all’identità digitale di un utente e servono per accedere ai servizi delle Pubbliche Amministrazioni e dei privati che aderiscono al Sistema Pubblico d’Identità Digitale.

Vediamo insieme quali sono le caratteristiche e i costi delle soluzioni offerte da Namirial:

  • SPID Personale: è possibile attivare SPID Personale gratuitamente se hai CIE/CNS con PIN e lettore smart card o un certificato di firma digitale;
  • SPID Personale con Video Identificazione: è possibile attivare SPID 24 ore su 24, anche sabato e domenica. È sufficiente una connessione a internet, lo smartphone o una webcam, un documento di riconoscimento e la tessera sanitaria. Il costo del servizio di video-identificazione è di 19,90 € + IVA (solo una volta).

Inoltre, con Namirial è possibile attivare anche lo SPID Professionale, una particolare tipologia (Tipo 3) di Sistema Pubblico di Identità Digitale pensato per permettere a professionisti e aziende di accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione e degli Enti privati che aderiscono al circuito.

Lo SPID Professionale, oltre ai dati dello SPID Personale (Tipo 1), racchiude gli attributi aggiuntivi che caratterizzano la professione della persona che lo possiede e ha la durata di uno o due anni dall’attivazione, a seconda del numero di anni che si sceglie di acquistare. 

Alla scadenza, se l’utente decide di non rinnovarlo, SPID Professionale tornerà ad essere uno SPID Personale di Tipo 1. Il prezzo annuale per lo SPID Professionale Namirial è di 35,00 euro, mentre per due anni il prezzo è di 70,00 € + IVA.

Questo servizio può essere acquistato sia da chi è già in possesso di uno SPID Personale Namirial, sia da chi non lo è, oppure ha uno SPID rilasciato da un altro Identity Provider: in tutti i casi la procedura di attivazione permette all’utente di attivare il proprio SPID Professionale (Video Identificazione inclusa nel prezzo) o di aggiornare uno SPID Personale attivato in precedenza con Namirial.

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Superbonus e bonus edilizi: le nuove regole del 2023

Superbonus e bonus edilizi: le nuove regole del 2023

Guida ai bonus edilizi: cosa cambia nel 2023?

L’arrivo del nuovo anno segna anche una nuova era per quanto riguarda i bonus edilizi. Il DL Aiuti Quater, e la relativa legge di conversione, hanno infatti introdotto novità e proroghe per diversi contributi edilizi. Il Governo con la Legge di Bilancio 2023 interviene in particolare sulla disciplina del Superbonus 110% mentre le altre agevolazioni edilizie restano invariate, fatta eccezione per il Bonus Facciate che è stato abolito.

Fatta questa premessa, è quindi importante fare un punto della situazione su quali sono le novità e come funzionano i bonus edilizi nel 2023 per capire quali sono i vantaggi a cui si ha diritto e come usufruirne.

Le novità del Superbonus 2023

Dal 1° gennaio 2023 l’aliquota del Superbonus è scesa, tranne che per alcune eccezioni, dal 110 al 90% sia per i condomìni che per gli edifici da 2 a 4 unità immobiliari con unico proprietario oppure in comproprietà tra più soggetti.

Per condomini, Onlus, Associazioni di volontariato e Associazioni di promozione sociale la detrazione spetterà nella misura del 110%, anche per le spese sostenute nel 2023, solo nei seguenti casi:

  • L’assemblea ha deliberato i lavori entro il 18 novembre 2022 e la Cilas (o la richiesta del titolo abilitativo) è stata presentata entro il 31 dicembre 2022;
  • L’assemblea ha deliberato i lavori tra il 19 e il 24 novembre 2022 e la Cilas (o la richiesta del titolo abilitativo) è stata presentata entro il 25 novembre 2022;
  • La richiesta del titolo abilitativo per gli interventi di demolizione e ricostruzione è stata presentata entro il 31 dicembre 2022.

Gli edifici da 2 a 4 unità immobiliari, con unico proprietario o in comproprietà tra più soggetti, nel 2023 potranno continuare a beneficiare del Superbonus con aliquota del 110% se:

  • La Cilas è stata presentata entro il 25 novembre 2022;
  • Il titolo abilitativo, relativo ad un intervento di demolizione e ricostruzione, è stato richiesto entro il 31 dicembre 2022.

Se le tempistiche non sono state rispettate, il Superbonus per le spese sostenute nel 2023, come già evidenziato, si riduce al 90%, per scendere ulteriormente al 70% per le spese sostenute nell’anno 2024 e al 65% per le spese sostenute nel 2025.

Inoltre, l’agevolazione continua a spettare nella misura del 110%, fino al 2025, per le zone terremotate e per i soggetti che svolgono attività di prestazione di servizi socio-sanitari e assistenziali, e i cui membri del Consiglio di Amministrazione non percepiscono alcun compenso o indennità di carica, per interventi su immobili rientranti nelle categorie catastali B/1, B/2 e D/4, a titolo di proprietà, nuda proprietà, usufrutto o comodato d’uso gratuito.

Infine, agli IACP ed enti equivalenti, il bonus edilizia è confermato al 110% fino al 30 giugno 2023 per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023 a patto che al 30 giugno 2023 siano stati eseguiti lavori per almeno il 60% dell’intervento complessivo.

Superbonus villette unifamiliari: che cos’è il quoziente familiare?

Per le villette unifamiliari, che al 30 settembre 2022 abbiano completato almeno il 30% dei lavori totali, si potrà godere del 110% fino al 31 marzo 2023. Si potrà usufruire invece del 90% fino al 31 dicembre 2023, ma soltanto a determinate condizioni:

  • Il contribuente è titolare di diritto di proprietà o di diritto reale di godimento sull’unità immobiliare;
  • L’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale;
  • Il contribuente ha un reddito di riferimento non superiore a 15.000 euro in base al nuovo quoziente familiare.

Che cos’è il quoziente familiare? Si tratta di un nuovo indicatore di riferimento, introdotto con il Decreto Aiuti quater, che si ottiene dal risultato della divisione del reddito complessivo del nucleo familiare per il numero dei suoi componenti. Il calcolo si basa sulla somma dei redditi complessivi dei familiari, conseguiti nell’anno fiscale precedente, che devono essere divisi per un coefficiente definito secondo un preciso criterio: il contribuente vale 1, al quale si aggiunge +1 in presenza di coniuge, convivente o soggetto unito civilmente, +0,5, se è presente un solo familiare a carico, +1 se sono presenti 2 familiari a carico e +2 se sono presenti 3 o più familiari a carico.

A differenza all’ISEE, il quoziente familiare prende in considerazione solo dei redditi della famiglia e non anche della composizione del suo patrimonio.

Le nuove regole per il Bonus Mobili

Il 2023 porta con sé importanti novità anche sul fronte del Bonus mobili ed Elettrodomestici che prevede una detrazione del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore:

  • Alla classe A per i forni
  • Alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie
  • Alla classe F per i frigoriferi e i congelatori

destinati all’arredo di un immobile oggetto di ristrutturazione.

Con il nuovo anno cambia l’importo complessivo massimo di spesa detraibile che scende dai 10.000 euro del 2022 passa a 8.000 euro.

Che cosa cambia per gli altri bonus edilizi nel 2023?

Per le altre detrazioni edilizie, le regole restano invariate rispetto al 2022. 

Di seguito una panoramica che illustra i bonus più importanti, con le relative agevolazioni:

  • Bonus ristrutturazioni: detrazione fiscale del 50% sui lavori di manutenzione fino ad un tetto di spesa massimo di 96.000 euro. Le spese dovranno essere sostenute entro e non oltre il 31 dicembre 2024;
  • Ecobonus: al 50% (per lavori inerenti a infissi, schermature solari, biomassa) o al 65% (per le rimanenti tipologie di spesa) fino a un tetto di spesa che varia a seconda della tipologia di intervento. Per i lavori sulle parti comuni dei condomini può salire al 70% (se i lavori incidono sul 25% della superficie complessiva del condominio) e 75% (se la riqualificazione energetica è finalizzata al miglioramento e al risparmio sulla spesa energetica sia estiva che invernale);
  • Bonus Barriere architettoniche: fino al 31 dicembre 2025 è possibile usufruire della detrazione al 75% per interventi finalizzati al superamento ed eliminazione di barriere architettoniche, per un  importo complessivo non superiore a: 50.000 euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari all’interno di edifici plurifamiliari, 40.000 euro per unità immobiliare per edifici composti da 2 a 8 unità immobiliari e  30.000 euro per unità immobiliare per edifici composti da più di 8 unità immobiliari;
  • Sismabonus: fino al 31 dicembre 2024 si può usufruire di una detrazione del 50% su un tetto di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare. La spesa per gli interventi effettuati sarà restituita in 5 anni, compreso l’anno in cui è stata sostenuta. La detrazione può salire anche al 70% o all’80% se gli interventi portano a una riduzione del rischio sismico di 1 o 2 classi. Se invece i lavori sono stati realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali si può arrivare all’80% o all’85%.
  • Bonus verde: fino al 31 dicembre 2024, la misura consente di usufruire di una detrazione Irpef del 36% su determinate tipologie di interventi rivolti alla creazione e/o sistemazione a verde di case e condomini;
  • Bonus idrico: l’incentivo è stato prorogato fino al 31 dicembre 2023 e prevede rimborsi fino a 1.000 per le persone fisiche e di 5.000 euro per ogni immobile adibito all’attività commerciale o istituzionale, per gli esercenti attività d’impresa, arti e professioni e gli enti non commerciali;
  • Bonus prima casa green: la misura prevede una detrazione sull’IVA per l’acquisto della prima casa dal costruttore, purché di classe energetica A e B, e consente di recuperare in 10 rate il 50% dell’IVA.

Gaia-X, il progetto europeo per il cloud

Gaia-X, il progetto europeo per il cloud

Creare un ecosistema digitale comune europeo per il cloud in cui vigano trasparenza, controllabilità, portabilità e interoperabilità tra dati e servizi è l’obiettivo del progetto Gaia-X.

Cos’è il cloud e perché è importante per l’UE

Il cloud computing è un modello per l’erogazione di servizi basato su Internet: storage, elaborazione e applicazioni. I vantaggi che offre sono diversi: agilità, flessibilità e riduzione dei costi.
È costituito da 3 elementi:

  • le infrastrutture per l’archiviazione, la gestione, il trasferimento e la condivisione dei dati;
  • le reti a banda larga per la trasmissione dei dati,
  • computer potenti per l’elaborazione dei dati.

Il cloud svolge un ruolo crescente all’interno dei modelli di business, poiché oggi le decisioni economiche e organizzative non possono prescindere dai dati. I dati sono essenziali per creare prodotti e servizi, per migliorarne di già esistenti, e per facilitare lo sviluppo di nuovi modelli economici. Più dati (anche non personali) circolano e più l’innovazione permeerà ogni ambito, con vantaggi non solo economici per ricerca, imprese, pubblica amministrazione e cittadini. È per questi motivi che la Commissione Europea sta investendo energie in politiche che promuovano il più possibile la libera circolazione dei dati. Tuttavia, per riuscirci è necessaria una standardizzazione tra le varie realtà nazionali.

Cos’è il progetto Gaia-X e da dove nasce

Presentato al Digital Summit 2019 di Dortmund, Gaia-X punta alla realizzazione di un’infrastruttura europea che dia all’Europa una sovranità digitale nel campo del cloud.

La sovranità dei dati, ovvero “la capacità, per i partecipanti al mercato dei dati, di essere completamente autodeterminati per quanto riguarda lo scambio e la condivisione di dati e la capacità di prendere decisioni ponderate su servizi che aderiscono spontaneamente a specifiche tecniche caratteristiche e normative europee o nazionali” è particolarmente importante per garantire l’indipendenza digitale dell’Unione Europea dagli interessi di potenze straniere molto più avanzate in materia.

L’Europa ha sempre sofferto di una scarsa capacità di elaborazione dei dati all’interno dei suoi confini, situazione che spingeva gli attori della ricerca e dell’industria a perseguire i propri obiettivi in paesi non UE le cui infrastrutture disponevano di maggiori capacità di calcolo.

Con Gaia-X l’UE rafforzerà la sua sovranità digitale e, come conseguenza, anche il suo peso politico ed economico. Ciò dovrebbe favorire la competitività delle imprese europee.

Il progetto fa parte di un piano a lungo temine, il Decennio digitale europeo, che prevede di raggiungere, entro il 2030, un tasso di adozione dei servizi cloud avanzati da parte delle aziende europee pari al 75%. Gaia-X è uno dei passaggi, insieme alla Alleanza per i dati industriali, l’edge e il cloud del 2021.

Gaia-X nella pratica

In sostanza, Gaia-X è un’associazione che riunisce rappresentanti del mondo degli affari, della scienza e della politica a livello internazionale per la creazione di un ecosistema digitale europeo aperto, trasparente e sicuro, nel quale dati e servizi siano disponibili, raccolti e condivisi in un ambiente di fiducia.

Gaia-X darà vita a una sorta di federazione di infrastrutture e fornitori cloud senza sostituire gli ecosistemi digitali già esistenti, ma facendoli interagire. L’associazione non fornirà servizi cloud direttamente, ma stabilirà i requisiti e progetterà l’architettura. Inoltre, standardizzerà ciò che riguarda nomencalture, identità digitali e sistemi di controllo.

Ogni paese UE sarà libero di realizzare quanto stabilito da Gaia-X in autonomia, con l’unico vincolo di rispettare le regole in materia di certificazione dei servizi, cyber security e privacy.

L’adesione all’associazione è aperta anche a soggetti extraeuropei interessati ad aderire ai suoi principi.

Le etichette, i data space e gli hub

Tra le iniziative di Gaia-X ce ne sono 3 che vale la pena citare:

  • Le etichette (label) saranno una sorta di sigilli digitali che garantiranno che un determinato servizio cloud rispetta le regole stabilite. Questo fornirà agli utenti maggiori garanzie sulla qualità del servizio e, soprattutto sulla sua sicurezza e sulla tutela dei dati. Le etichette verranno assegnate solo ai servizi, non ai fornitori.
  • I data space saranno ambienti virtuali in cui circoleranno informazioni certificate, che potranno essere arricchite e raffinate dalla cooperazione tra i soggetti che faranno parte del data space stesso. Questi soggetti potranno ricoprire ruoli diversi ma saranno tutti interessati a ricavare valore dalle informazioni in loro possesso e da quelle in possesso degli altri. Questa collaborazione porterà a migliorare servizi e progetti già esistenti, o a crearne di nuovi. I data space saranno dedicati a settori specifici oppure potranno essere intersettoriali, potranno riunire più territori geografici oppure aree circoscritte.
  • I Gaia-X Hub saranno laboratori digitali in cui dati raccolti nei data space si tradurranno in progetti concreti. Negli hub si raccoglieranno soggetti di specifiche aree geografiche, in modo da favorire la collaborazione nel mondo reale anche in relazione alle specifiche esigenze del territorio. Chiaramente, gli hub possono collaborare tra loro, portando alla creazione di data space dalla portata europea.

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